Recensione ‘Il soffio delle radici’ di Carla de Falco a cura di Emanuela Arlotta

Lug 18, 13 Recensione ‘Il soffio delle radici’ di Carla de Falco a cura di Emanuela Arlotta

La silloge poetica ‘Il soffio delle radici’ di Carla de Falco, edita da Laura Capone Editore è suddivisa in quattro sezioni che affrontano altrettanti argomenti. La prima, il soffio delle radici, esplora il rapporto con la terra e le origini; la seconda, emozioni al confine, richiama per l’appunto l’ambito dell’emozione, declinata in questo caso nella sfera affettiva; la terza, la fiamma del canto, riflette sul senso e sulla necessità del canto poetico in un mondo che sembra averne sancito l’inutilità; la quarta, abissi per versi, scende con un evidente gioco di parole nell’angolo oscuro dell’essere umano.

La scrittura verace, densa e decisa di questa autrice attraversa impavida ogni stato emotivo a partire da quello legato alle origini, alle radici, per poi giungere alla sfera intima della sensibilità, dell’introspezione, fino a solcare i percorsi più oscuri dell’animo umano. Carla ha la capacità di creare scene e immagini in forma poetica con la naturalezza con la quale infonde a queste stesse immagini una vasta profondità di pensiero, quella di cui deve essere dotato un poeta, investito di una enorme responsabilità nei confronti del lettore.

Nella prima parte, dedicata all’origine e alla radice della sua esistenza si sente forte l’appartenenza della scrittrice alla sua Napoli. Descrivendo la ‘napoletanità’ afferma : ‘voce soffocata / identità esibita / storie arrappezzate’. Poche parole, brevi pennellate poetiche che riescono a racchiudere un chiaro significato, che materializzano alcuni tratti salienti dell’essere napoletani. La grande abilità dell’autrice è proprio quella di riuscire a raccontare tutto attraverso la scelta oculata e ben dosata delle parole.

Il suo passato, Carla de Falco, lo sente vivo e a tratti dolente come si evince dalla lirica rovagliosola casa rossa delle estati bambine / sorride d’un lascito lontano / e niente chiavi. / la gente che amai e difesi a lungo / è fuggita dai rovi stanchi / e nessuna parola’. All’interno di questa poesia Carla immagina un dialogo con il mare, a cui attribuisce saggezza e che identifica con la figura rassicurante di un padre che consiglia e metaforicamente accarezza con la sua mano calda.

La parte più emotiva dell’autrice esplode come un fiume in piena nella sezione ‘emozioni al confine’ nella quale si può toccare con mano il suo sentire più profondo e nella quale emergono i pensieri più intimi e la sua visione della vita. Ne il cielo è capovolto ci racconta, durante un dialogo con la madre, il suo filtro sulla realtà contemporanea ‘madre, lo sai tu che mentre falliva / l’idea stessa di nazione e di regime / nasceva una bluastra dittatura / che tutti pedine omologate / ed incapaci di colori ci faceva?

Nei versi potenti e dolorosi di restiamo amanti si legge la sofferenza del distacco ‘dammi come elemosina il tuo tempo / rubato a chi lo possiede per diritto / dammi ancora un attimo soltanto’. Ed emerge, con tutto il suo trasporto, la difficoltà e la commovente meraviglia dell’essere madre nella poesia infanzia di parole se solo tu sapessi / quel che t’avrei da dire / una spiegazione mia / per ogni tua curiosità / del mondo ’ ‘…non voglio più spiegare / tu sei il solo mistero / che sto imparando a tacere’.

Nella sezione ‘abissi per versi’ viene approfondito il rapporto viscerale con la scrittura e con la poesia ‘io non aspiro, scrivo’ dice l’autrice oppure ‘succede solo quando scrivi / che, quando scrivi, scrivere è un’urgenza ‘ e ancora ‘nella luce del verso / ha voce la mia tensione’.

Nell’ultima parte, ‘abissi per versi’, esce allo scoperto il lato oscuro, quello insito in ognuno di noi, quello che preme prepotente nell’animo lasciandolo moribondo ‘ti aspetto… / acquattato dentro la ghiacciaia / col coltello taglierò a fette / la tua vita fresca come il pane ‘. Si leggono le ferite profonde e si percorrono senza esitazioni le sensazioni più dolenti ‘non ha odore il buio / non di quello ho orrore. / ho paura del bagliore / che la vista incide e taglia / che ferisce gli orizzonti che annega tutto in luce ’.

L’intera silloge è stata scritta in minuscolo, volutamente, a significare, forse, che nella vita nulla inizia e nulla finisce, che lo scorrere continuo di questo fiume non ammette nulla tranne il suo inesorabile e continuo procedere…

Questa raccolta è un percorso di vita, un oscillare perpetuo tra la nostalgia, la bellezza e la complessità della natura, tra la riflessione e il dolore pungente, tra l’amore nelle sue varie forme, è un caleidoscopio di colori e di stanze monocromatiche nella quali l’autrice talvolta si trova a sostare.

Il testo raccoglie poesie premiate in vari concorsi letterari nazionali. Il volume nel suo insieme, poi, ha già vinto nel 2012 il Premio Hombres e il Premio Polverini, venendo segnalato con merito anche al Festival d’Autore Dieci Lune. Nel 2013, Il soffio delle radici  ha vinto il Premio Contemporanea d’autore, all’Alexandria Scriptori Festival col patrocinio – tra gli altri – della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Salone Internazionale del Libro di Torino.

 

Emanuela Arlotta.

 

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